INSIDE OUT? ECCO PERCHE’ TRISTEZZA NON SERVE!

Inside-Out

Cari lettori,

premetto che non sono un amante dei film animati, in quanto, perlopiù, sono dedicate ad un pubblico molto giovane, però devo dire, che il film in questione è strutturato talmente bene da prendere una buona votazione.

TRAMA: la trama è originale: il film è incentrato su cinque entità che vivono nella testa della protagonista, nonché una bambina di dodici anni. Si erano già visti film dove piccoli esseri abitano l’essere umano, per esempio il vecchio “Osmosis Jones” della Warner Bros, però mai che quest’esseri fossero l’emozioni fatte persona. L’originalità della trama va premiata con 0.8, da una scala che va da zero a uno;

Non solo l’idea è originale, ma la trama è talmente dinamica e piena d’imprevisti, da non permettere che “Noia” nella nostra mente prenda il sopravvento. Infatti, essa è caratterizzata da continui incontri e con altre entità che sono, addirittura, costruiti bene. Per esempio, è un’idea geniale quella di considerare i sogni come proiezioni di film. Il voto, anche qui è  oltre la sufficienza: 0.8;

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Notare che, come detto, le espressioni facciali non sono caratterizzate da rughe che dovrebbero accentuarle

RECITAZIONE: so che stiamo parlando di film d’animazione e non di persone, però va considerato ugualmente questo settore, in quanto verrà valutato il tizio che ha animato i personaggi. Il linguaggio del corpo è fantastico, oltretutto, accentuato da effetti speciali e robe varie; per esempio il fuoco che esc
e da sopra la testa di Rabbia. Oppure, Tristezza che quando è più giù si butta letteralmente a terra. Il punteggio è 0.9;

L’espressioni facciali, purtroppo, sono limitate dal fatto che il “disegno” dei personaggi è talmente stilizzato da non permettere quasi nessuna ruga della pelle o tutto ciò che è inerente alla faccia. Tuttavia, ben interpretate. Il voto: 0.7;

AMBIENTAZIONE: l’ambiente è davvero qualcosa di fantastico: dinamico, continui cambiamenti di colori e scene, ed, a volte, tetro. Certo, che non ci si annoia sotto questo punto di vista. Faccio i miei più sentiti complimenti a chi ha avuto tanta di quella immaginazione da circondare i personaggi in ambienti così diversi. Il voto è di 0.8;

se l’ambiente ha avuto tutto questo successo, lo stesso, non si può dire del “trucco”, cioè il vestiario dei personaggi. Non che sia scadente, però c’era da aspettarsi di più che un vecchio foulard viola degli anni ’80 e vestiti della stessa epoca. Il voto è 0.6;

MORALE: non capisco appieno la morale del film, purtroppo. Essa consisterebbe che alla fine tutti si rendono conto che Tristezza, allora, serve a qualcosa, tanto da fermare la tirannia psicologica di Gioia. In pratica Tristezza dovrebbe servire a confortare la ragazza nei momenti più giù, a volte attraverso il pianto, in modo che gli altri vengano a consolarla. Ma che a serve veramente Tristezza? Se ci pensate bene se Tristezza non fosse mai esistita, i momenti tristi non ci sarebbero stati, quindi l’essere consolati o lo sfogarsi non ci sarebbe stato. Insomma, Rabbia serviva per le partite, Paura per la sua salvaguardia, Disgusto per adattarsi ai suoi coetanei, ma Tristezza a che serviva? La morale non regge tanto, perciò il voto è 0.5.

GIUDIZIO FINALE: 5.1 / 7.0

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Il giudizio è alto, ciò significa che è buono per occupare tempo. Aggiungo, una considerazione personale: evitate di arricchire le multinazionali comprando oggetti e videogame inerenti al film, oltre ad essere uno spreco di soldi è un insulto alla vostra identità, poiché loro fanno il film e poi li business, sperando che gli allocchi ci caschino. Ricordate che un qualsiasi prodotto deve avere il fine di aiutare il prossimo, non di danneggiarlo! Sennò che umanità è questa?!

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7 pensieri su “INSIDE OUT? ECCO PERCHE’ TRISTEZZA NON SERVE!

  1. Ciao Valerio, è la prima volta che ti leggo 🙂 Sono arrivato qui dal commento che hai lasciao sul Buio in sala, incuriosito dalla promessa.
    Vedi, il punto è che l’emozione della tristezza ti risulta inutile perché tenti di scorgerne un senso pratico, cosa che secondo me non ha. La morale del film dal mio punto di vista vuole suggerire qualcosa di molto più semplice e basilare, e cioè il fatto che le emozioni sono tutte, indistintamente importanti, perché il loro mescolarsi è cio che ci rende questi esseri così complessi, capaci di gesta grandiose tanto quanto delle più basse nefandezze. Se ci hai fatto caso le emozioni nella testa dei genitori erano più grandi di quelle di Riley, perché anche loro al pari delle persone crescono, imparano e cambiano. Quella che giustamente chiami la tirrania di Gioia era basata sulla sua convinzione in sapore di assioma che tutto potesse essere sempre risolto con risvolti felici. Ma il difficile cambiamento derivato dal trasloco le ha insegnato che questo non è possibile, che certi momenti devono inevitabilmente diventare ricordi blu, perché, per dirla in soldoni, la vita non è tutta rose e fiori. Anzi, dalla tristezza può derivare anche un momento di gioia, se interviene un fattore esterno a consolarci, come l’abbraccio dei propri genitori o una sorpresa degli amici. Ma questa è solo una possibilità, il punto principale resta quello di prima, ovvero che siamo fatti per provare tutte le emozioni, anche quelle negative.

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    1. Ciao Malawi,
      mi fa piacere che tu abbia letto il mio articolo, ma sopratutto che tu abbia rielaborato il tutto. Mi dispiace che tu sia dovuto arrivare all’articolo attraverso commenti postati, poiché è meno “puro” il raggiungimento del sito, però, per il momento, posso farmi pubblicità così, visto che sono nuovo.
      Capisco quello che vuoi dire: la miscela dell’emozioni, così come lo ying e lo yang, sono un equilibrio essenziale per l’essere, ed è il messaggio che voleva lasciare il film, ma come, affermato precedentemente, riesco ad immaginare benissimo il film anche senza Tristezza.
      Ti saluto. Continua seguire le tue idee con me 😉

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  2. Senza tristezza, senza cognizione del dolore, non c’è vera empatia e quindi reale vicinanza tra persone (vedi la scena in cui Tristezza ascolta Bing Bong). Che l’empatia implichi la sofferenza lo dice anche la radice greca della parola.
    La tristezza è sempre compagna della crescita, perché la crescita comporta la rinuncia al passato, con conseguente nostalgia, sentimento agrodolce. Un po’ come quando ti trasferisci dal Minnesota.

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      1. il mondo non è esattamente un luogo allegro..
        pensare di affrontarlo solo con felicità vorrebbe dire essere privo di preoccupazioni, ergo ancora un bambino, crescendo invece è naturale che i problemi inizino a farsi sentire e la tristessa compare. ma il film insegna anche che non è un problema o una debolezza, semplicemente un modo per farci capire che le cose non vanno per il meglio.
        onestamente dare 0.5 alla morale di un film come inside out equivale a sputare su secoli di romanzi di formazione..

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  3. Se nonostante i commenti dei tuoi lettori non comprendi che non hai decisamente capito la morale del film, è evidente che Gioia, nel tuo personale equilibrio, ha preso talmente il sopravvento da non permettere ad una riflessione approfondita di penetrare (magari la riflessione approfondita potrebbe apportare un senso di tristezza per il tuo livello di maturità, e questo ti deprimerebbe troppo). A riflettere, appunto, serve Tristezza, che evita di prendere la vita in modo troppo superficiale.

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