[LIBRO] CITTÀ DI CARTA? ECCO PERCHÈ È SOPRAVVALUTATO !

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Ho recensito il film dell’omonimo libro, sopra citato, e qui troverete il link: https://librilettura.wordpress.com/2015/09/07/citta-di-carta-nulla-di-che-film/

Però, mi sembrava giusto nei confronti dell’autore, fare una recensione distinta per la forma cartacea della storia; poiché ritengo che un libro e un film, pur trattando lo stesso tema o racconto, trasmettono sensazioni diverse. Un esempio, che vale per la maggior parte dei libri, è che in esso impieghi un arco di tempo maggiore a leggerlo (ovviamente perché in media un libro si legge in 3 ore, arco di tempo minore rispetto al film di durata media che è di 1 ora  e 30 min), ciò fa si che il lettore si affezioni ai personaggi.

Vediamo perché John Green è uno scrittore medio che ha avuto troppo successo:

TRAMA: John Green è capace di affrontare le love story come nessun altro, articolandole in un modo che ancora non si era mai visto, sicuramente una qualità oggi giorno, che le storie romantiche sono caratterizzate quasi tutte da un protagonista che è inspiegabilmente attratto da quest’ultimo; ovviamente, questo rende la trama poco convincente. Bravo Green, che in questo libro hai saputo miscelare il mistero della ricerca all’amore di un fanciullo, rendendo la storia più avvincente. Meriti un 0.7 da una scala di zero a uno;

Ancora un punteggio a favore per lo scrittore che alla fine del film ha dato si e no quello che si aspettava il lettore: il protagonista raggiunge la tanto amata ragazza, però, invece di dare al lettore il solito lieto fine (che non è tipico di Green), li divide all’ultimo, poiché hanno due strade diverse da seguire. Bell’idea, poiché lascia nel lettore quel senso di insoddisfazione: voto da zero a uno è 0.8;

SCRITTURA: Eh cavolo John Green, non sei un granché in questo settore! Non puoi assolutamente essere uno scrittore di fama mondiale e non saper utilizzare le parole in modo da suscitare emozioni! Vediamo qualche esempio per capirci: la maggior parte del libro è caratterizzato da parte descrittive, invece di essere un misto tra fantasia individuale e descrizione.

Ritorniamo sul davanti dell’edificio. Non ci sono porte né aperture né si intravvedono punti in cui infilarsi. Io però devo entrare. Radar e Ben cercano di staccare le assi di compensato. Niente da fare: sono inchiodate. Radar le prende a calci, ma non serve a nulla.

La scritta sopra è una tipica descrizione del libro: notare che non descrive in modo così dettagliato  il luogo in cui il personaggio si muove, non stimolando, così, la fantasia del lettore. In sintesi non mi sono immaginato un solo luogo in cui il personaggio si muovesse, questo ha fatto si che mi immaginassi il personaggio muoversi nel totale buio. Il punteggio è uno scarso 0.4;

Un errore che gli è stato fatale è l’ultima a scena, dove, finalmente, i protagonisti della storia si ritrovano. Quello è il punto crociale della storia! Dopo 260 pagine passate nel vedere un ragazzo che si muove in ogni dove, marinando per la prima volta la scuola, coinvolgendo amici e conoscenti, familiari e guardie serali; come vien descritta il momento del primo bacio?

Lei annuisce appena, come se sapesse già di cosa parlo, e io la bacio.

Ma è modo di descrivere una scena, sopratutto la più importante? Una mezza riga e via? Non pretendevo che s’immergessero nell’acqua profonda,  dove i capelli avrebbero galleggiato, facendo sembrare che pure la gravità si fosse annullata di fronte a quel miracoloso evento,circondati da esserini luminosi illuminando la superficie della pelle con colori misti al buio della notte e alla luce di essi. Ma non ho sopportato il fatto di aver letto le 260 pagine per ottenere il bacio meno romantico e più breve della storia dei romanzi. Assurdo! Punteggio scadente: 0.3;

STRUTTURA: Iniziamo dalla storia, dicendo che, per quanto avvincente, è un ripetersi di uno schema: indizio-supposizione-delusione; lo schema cambia solo all’ultimo, quando il personaggio trova la ragazza. Il verdetto è 0.5;

Passiamo ai personaggi: li trovo leggermente noiosi, in quanto la loro psicologia non è molto approfondita (esempio è Lacey che decide di andare al ballo con Ben, pur essendo la prima volta che lo vede; e c’è da dire che lui non è un granché in bellezza esteriore). Troviamo un solo personaggio da una psicologia profonda: Margo. A dare tale spessore psicologico sono le azioni che compie: vendicarsi in un modo “fuori dagli schemi”, e la fuga dalla società. Il punteggio è penalizzato dai personaggi secondari che, a differenza di Margo, non sono tangibili; esso è 0.6;

MORALE: Mi ha fatto piacere vedere che Green introduce sempre una morale nelle sue opere: il libro insegna che le cose non sono mai come ce le aspettiamo; e che dovremmo aprire gli occhi sulle “regole sociali” della civiltà odierna. Inoltre, lo scrittore ci infila un po’ di cultura, anche se non in modo eccessivo. Per esempio, in questo libro, troveremo riferimenti alle ferite narcisistiche. Il punteggio va oltre la sufficienza, ma sarebbe stato maggiore se avesse approfondito l’argomento: 0.7.

GIUDIZIO FINALE: 4.0 / 6.0

Ammetto che, mentre costruivo il giudizio, non avrei pensato che sarebbe andato oltre la sufficienza. Possiamo dire che mi ha sorpreso vedere il punteggio. Pazzesco! Rimane, però, il fatto che John Green è sopravvalutato, proprio come tanti altri scrittori di fama mondiale; questo è dovuto al fatto che buttano giù prodotti commerciali, di facile comprensione a tutti, e poi vivono di rendita. Non so voi, ma sapere che qualcuno fa il minimo sforzo perché mi ritiene stupido, mi offende.

L’argomento può essere largamente esteso: hai domande a riguardo?

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5 pensieri su “[LIBRO] CITTÀ DI CARTA? ECCO PERCHÈ È SOPRAVVALUTATO !

  1. Parto dal fatto che secondo me il tuo titolo è sbagliato! Non puoi decidere tu se un libro è sopravvalutato o sottovalutato, non può deciderlo nessuno. Il giudizio di un libro è personale e il parere di ognuno è soggettivo, quindi puoi scrivere un post sul perché un determinato libro non ti è piaciuto, ma non sul perché è sopravvalutato. Il mondo è bello perché è vario e non a tutti può piacere un libro. A me non piace Italo Calvino, ma non mi sognerei neanche tra un milione di anni di andare in giro a dire che è un autore sopravvalutato, perché il mio è un parere personale e non penso affatto che sia sopravvalutato o che non meriti il successo che ha ottenuto. Personalmente, io non sono una grande amante di John Green e non mi piace per niente il suo modo di scrivere, ma Città di carta mi è piaciuto. Non trovo che John Green viva di rendita e non si sia meritato il suo successo. Certo ci sono autori migliori in circolazione, ma se Green ha ottenuto successo è perché molti hanno apprezzato il suo lavoro e chi sei tu per giudicare queste persone e dire loro che questo libro è sopravvalutato e che leggono “prodotti commerciali di facile comprensione”?

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    1. Ovvio che non volevo offendere nessuno, e se l’ho fatto a qualcuno, chiede scusa. Ma, non ritengo che il titolo sia sbagliato, visto che rispecchia pienamente la mia idea su John Green. Però, mi pongo la domanda: ma in un mondo così corrotto dove non esiste la meritocrazia, credi veramente che chiunque sia famoso meriti il suo successo? Un esempio sono i cantanti che buttano la musica commerciale in giro, con basi costruite al pc in un tempo massimo di 30 minuti, mentre artisti impiegano anche due mesi (se non più) per comporre musiche più articolate e complesse. Ma il discorso non vale solo per la musica o l’arte della scrittura, ma in tutti gli ambiti, come ho potuto vedere da me stesso: arte, sport, cinema (attori come Nicolas Cage).
      Se la pensi diversamente, posso solo dire che abbiamo modi diversi di vedere il mondo, né che il mio sia giusto né che il tuo sia giusto; solo punti di vista. Comunque sia, a me, sembra di vivere in Matrix, dove tutto è falso.
      Mi ha fatto piacere ricevere una critica 😉

      Distinti saluti, caro lettore.

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      1. Non penso che chiunque sia famoso meriti il successo, moltissimi film, cantanti, ecc. che hanno avuto successo a me non piacciono, ma John Green non è uno di quelli scrittori che pubblica una montagna di libri all’anno senza metterci impegno, dal 2005 ha pubblicato cinque libri forse, quindi tempo e impegno nel suo lavoro ce li mette. Poi io sono la prima a non apprezzare John Green come tutti gli altri fanno, ma a molti piace e ritengo che il suo successo se lo sia guadagnato nonostante tutto. Poi il fatto che il suo modo di scrivere non ti piaccia lo posso capire, non piace nemmeno a me, a volte usa trattini-tra-le-parole-e-mi-dà-un-po’-fastidio. Comunque non volevo assolutamente criticare il tuo post, concordo con molte delle cose che hai scritto riguardo John Green, mi ha solo infastidito la parola “sopravvalutato”, ma in questo caso credo che la pensiamo diversamente.

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  2. Premetto che non ho letto il libro in questione, quindi non entrerò nel merito dei giudizi, ma una curiosità ce l’ho: non pensi che la percezione della scrittura dell’ autore potrebbe essere stata influenzata dalla traduzione?
    Ci sono libri la cui godibilità varia molto da traduttore a traduttore, anche se è possibile notarlo, solitamente, solo per gli autori che hanno una produzione corposa.

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    1. Bella considerazione Bia, complimenti. Ammetto di non averci pensato, ma, purtroppo, non conoscendo così bene la lingua americana da leggere i testi nel formato originale, le mie recensione è mirata alla traduzione italiana.
      Però, quanto credi che venga cambiato il modo di scrivere quando viene tradotto? Inoltre, c’è da considerare che sicuramente la traduzione influisce il voto, ma il voto non si basa solamente sul modo di scrivere.

      A presto cara lettore/lettrice 😉

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